Sembra proprio la mostra della crisi economica, o dell’austerità. Ma mi sembra anche la mostra di chi getta i remi in barca. Sono venuto qui la prima volta quattro anni fa. E sembrava un altro mondo rispetto ad adesso. Si entrava dall’entrata principale del casinò, dopo aver attraversato la grande scalinata. Davanti a questa c’era la libreria all’aperto, piena di manuali sul cinema e film. Appena entrati trovavi il grande salone, e sulla destra gli uffici del ricevimento degli accrediti. Fuori, nel parco delle quattro fontane, tanti angoli ristoro, musica, stand dove vendevano una schiera infinita di dvd. Adesso davanti al casinò c’è un paesaggio lunare, un cratere, dove doveva sorgere entro il 2011 il nuovo palazzo del cinema. I lavori sono bloccati e difficilmente sarà realizzato per l’anno prossimo. Intanto la grande sala è stata ridotta a sala per il casellario, con tanti armadietti e hanno tolto le scale , e ridotto l’area riservata al ristoro. Una volta venivano anche i cittadini in questa piccola cittadella, adesso ci sono solo gli accreditati. E gli stand? Ce ne sono di più al Marghera Village. L’atmosfera? Quella di una festa dell’unità subito prima dello scioglimento del PCI….
giovedì 2 settembre 2010
Primi pensieri da Lido
Sembra proprio la mostra della crisi economica, o dell’austerità. Ma mi sembra anche la mostra di chi getta i remi in barca. Sono venuto qui la prima volta quattro anni fa. E sembrava un altro mondo rispetto ad adesso. Si entrava dall’entrata principale del casinò, dopo aver attraversato la grande scalinata. Davanti a questa c’era la libreria all’aperto, piena di manuali sul cinema e film. Appena entrati trovavi il grande salone, e sulla destra gli uffici del ricevimento degli accrediti. Fuori, nel parco delle quattro fontane, tanti angoli ristoro, musica, stand dove vendevano una schiera infinita di dvd. Adesso davanti al casinò c’è un paesaggio lunare, un cratere, dove doveva sorgere entro il 2011 il nuovo palazzo del cinema. I lavori sono bloccati e difficilmente sarà realizzato per l’anno prossimo. Intanto la grande sala è stata ridotta a sala per il casellario, con tanti armadietti e hanno tolto le scale , e ridotto l’area riservata al ristoro. Una volta venivano anche i cittadini in questa piccola cittadella, adesso ci sono solo gli accreditati. E gli stand? Ce ne sono di più al Marghera Village. L’atmosfera? Quella di una festa dell’unità subito prima dello scioglimento del PCI….
martedì 31 agosto 2010
TRAILER DELLA MOSTRA DEL CINEMA
Ecco alcuni trailer dei film presentati quest'anno alla Mostra di Venezia...
Black Swan di Darren Aronofsky , con Natalie Portman, Mila Kunis, Vincent Cassel, Barbara Hershey, Winona Ryder
Natalie Portman interpreta una ballerina ossessionata da una rivale, un’ossessione che la porta alla follia. O forse la rivale è già un parto della sua mente?
Detective Dee di Tsui Hark, con Andy Lau, Carina Lau, Li Bingbing, Tony Leung, Ka Fai
L’ imperatrice Wu vede misteriosamente morire intorno a lei i suoi fedeli sostenitori e amministratori. Senza scelta, Wu invita a risolvere i crimini il famigerato Detective Dee; l'uomo che lei stessa aveva mandato in esilio otto anni prima. Effetti speciali e magia in un Cina medioevale e fantastica allo stesso tempo.
La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, con Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Filippo Timi, Isabella Rossellini, Maurizio Donadoni
Tratto dal romanzo di Paolo Giordano, vincitore del premio strega e del Premio Campiello racconta le vicende intrecciate di Alice e Mattia, segnati ciascuno da una tragedia durante l’infanzia, attraverso le varie fasi della loro vita..
13 Assassins di Takashi Miike, con Kôji Yakusho, Takayuki Yamada, Yusuke Iseya, Goro Inagaki
Nell'era degli Shogun, Tredici Assassini contro un giovane nobile malvagio e le sue guardie del corpo: samurai, epica e sangue.
Black Swan di Darren Aronofsky , con Natalie Portman, Mila Kunis, Vincent Cassel, Barbara Hershey, Winona Ryder
Natalie Portman interpreta una ballerina ossessionata da una rivale, un’ossessione che la porta alla follia. O forse la rivale è già un parto della sua mente?
Detective Dee di Tsui Hark, con Andy Lau, Carina Lau, Li Bingbing, Tony Leung, Ka Fai
L’ imperatrice Wu vede misteriosamente morire intorno a lei i suoi fedeli sostenitori e amministratori. Senza scelta, Wu invita a risolvere i crimini il famigerato Detective Dee; l'uomo che lei stessa aveva mandato in esilio otto anni prima. Effetti speciali e magia in un Cina medioevale e fantastica allo stesso tempo.
La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, con Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Filippo Timi, Isabella Rossellini, Maurizio Donadoni
Tratto dal romanzo di Paolo Giordano, vincitore del premio strega e del Premio Campiello racconta le vicende intrecciate di Alice e Mattia, segnati ciascuno da una tragedia durante l’infanzia, attraverso le varie fasi della loro vita..
13 Assassins di Takashi Miike, con Kôji Yakusho, Takayuki Yamada, Yusuke Iseya, Goro Inagaki
Nell'era degli Shogun, Tredici Assassini contro un giovane nobile malvagio e le sue guardie del corpo: samurai, epica e sangue.
domenica 11 aprile 2010
I RESTI DI PETER JACKSON....
Amabili resti
Di Peter Jackson
Può l’autore della maggiore serie cinematografica di culto degli ultimi dieci anni perdere l’orientamento, e ritrovarlo seguendo vie diverse da quelle da cui proviene?
È innegabile quanto Peter Jackson abbia influenzato il cinema fantasy ed i blocbuster negli ultimi dieci anni. Ma sarebbe riduttivo fermarsi a questa dichiarazione. Con la trilogia del Signore degli Anelli, un classico della cinematografia tratto da un classicissimo della carta stampata, ha seguito la corretta strada della rottura tra i generi, mettendo gli effetti speciali al servizio della storia, e contemporaneamente portando i personaggi al centro della stessa.
Peccato che non abbia seguito la stessa strada con King Kong, ennesimo remake dell’epopea del gigantesco gorilla, stavolta sommerso da un oceano di effetti digitali per una storia da troppi e da troppo tempo conosciuta. Il risultato fu un incasso ben al di sotto delle aspettative.
Da allora ben poco: una guerra giudiziaria con la casa di produzione New Line per i diritti sulla trilogia filmica dell’Unico Anello, e la lunga produzione de Lo Hobbit, prequel tolkeniano stavolta affidato (registicamente) alle mani di Guilliermo Del Toro.
Finalmente il 2010 ha visto il suo ritorno dietro una macchina da presa. Il film si initola Amabili resti, tratto dal romanzo di Aice Sebold, e sulla carta è uno dei plot più coraggiosi che un regista di “genere” (ma Peter, in realtà, è tutto tranne che questo) possa tentare di mettere sullo schermo. La storia tratta infatti di una bambina che viene violentata ed uccisa, ed il suo fantasma continua a vogare in un sorta di limbo tra la terra ed il paradiso, osservando invisibile la vita dei suoi cari e del suo assassino. Anche qui gli effetti speciali si mettono a servizio della storia. Bisogna dire che le ricostruzioni dell’aldilà assomigliano un po’ troppo a quelle di Al di là dei sogni, e nel complesso sembrano un po’ kitch. Ma dove il film dà il meglio di se è nella parte in cui riprende la vita reale, i personaggi (gli amabili resti del titolo) che devono affrontare la mancanza di una persona. Jackson ci conduce nelle vicende di questi uomini e donne illudendoci di seguire la traccia tipica del genere thriller, ma perdendosi negli imprevedibili labirinti delle storie umane. Il risultato finale può deludere o può affascinare. Di certo è un film che stupisce, e difficilmente si può ricondurre al genere del “già visto”, anche se Sesto Senso e Ghost sono lì pronti dietro l’angolo a battere cassa. Forse non un film riuscito al cento per cento, ma sicuramente un film che può lasciare un segno nella videoteca personale di uno spettatore.
Due punti forti… Il primo: la quasi insostenibile tensione che va dal rapimento alla scena in cui il fantasma di… comprende di essere stata assassinata (il tutto senza nemmeno una vera scena di violenza).
Il secondo: la recitazione. Bravo Mark Wahlbergh nella parte del padre della ragazzina; immenso Stanley Tucci in quella dell’assassino, essere la cui assoluta normalità esteriore nasconde la perversione interiore; e brava anche Saorsie Ronan, nella parte della protagonista Susie Saimon, ben più che una giovane promessa…
Di Peter Jackson
Può l’autore della maggiore serie cinematografica di culto degli ultimi dieci anni perdere l’orientamento, e ritrovarlo seguendo vie diverse da quelle da cui proviene?
È innegabile quanto Peter Jackson abbia influenzato il cinema fantasy ed i blocbuster negli ultimi dieci anni. Ma sarebbe riduttivo fermarsi a questa dichiarazione. Con la trilogia del Signore degli Anelli, un classico della cinematografia tratto da un classicissimo della carta stampata, ha seguito la corretta strada della rottura tra i generi, mettendo gli effetti speciali al servizio della storia, e contemporaneamente portando i personaggi al centro della stessa.
Peccato che non abbia seguito la stessa strada con King Kong, ennesimo remake dell’epopea del gigantesco gorilla, stavolta sommerso da un oceano di effetti digitali per una storia da troppi e da troppo tempo conosciuta. Il risultato fu un incasso ben al di sotto delle aspettative.
Da allora ben poco: una guerra giudiziaria con la casa di produzione New Line per i diritti sulla trilogia filmica dell’Unico Anello, e la lunga produzione de Lo Hobbit, prequel tolkeniano stavolta affidato (registicamente) alle mani di Guilliermo Del Toro.
Finalmente il 2010 ha visto il suo ritorno dietro una macchina da presa. Il film si initola Amabili resti, tratto dal romanzo di Aice Sebold, e sulla carta è uno dei plot più coraggiosi che un regista di “genere” (ma Peter, in realtà, è tutto tranne che questo) possa tentare di mettere sullo schermo. La storia tratta infatti di una bambina che viene violentata ed uccisa, ed il suo fantasma continua a vogare in un sorta di limbo tra la terra ed il paradiso, osservando invisibile la vita dei suoi cari e del suo assassino. Anche qui gli effetti speciali si mettono a servizio della storia. Bisogna dire che le ricostruzioni dell’aldilà assomigliano un po’ troppo a quelle di Al di là dei sogni, e nel complesso sembrano un po’ kitch. Ma dove il film dà il meglio di se è nella parte in cui riprende la vita reale, i personaggi (gli amabili resti del titolo) che devono affrontare la mancanza di una persona. Jackson ci conduce nelle vicende di questi uomini e donne illudendoci di seguire la traccia tipica del genere thriller, ma perdendosi negli imprevedibili labirinti delle storie umane. Il risultato finale può deludere o può affascinare. Di certo è un film che stupisce, e difficilmente si può ricondurre al genere del “già visto”, anche se Sesto Senso e Ghost sono lì pronti dietro l’angolo a battere cassa. Forse non un film riuscito al cento per cento, ma sicuramente un film che può lasciare un segno nella videoteca personale di uno spettatore.
Due punti forti… Il primo: la quasi insostenibile tensione che va dal rapimento alla scena in cui il fantasma di… comprende di essere stata assassinata (il tutto senza nemmeno una vera scena di violenza).
Il secondo: la recitazione. Bravo Mark Wahlbergh nella parte del padre della ragazzina; immenso Stanley Tucci in quella dell’assassino, essere la cui assoluta normalità esteriore nasconde la perversione interiore; e brava anche Saorsie Ronan, nella parte della protagonista Susie Saimon, ben più che una giovane promessa…
giovedì 25 febbraio 2010
IL MISTERO DEI MIRACOLI...
LOURDES Di Jessica Haussner
Una comitiva di malati si reca a Lourdes in cerca di guarigione. Solo la più scettica del gruppo riceve (forse) il miracolo. Tra gelosie ed invidie, finto pietismo, sfruttamento commerciale della fede, spiritualismo più o meno sincero, la regista mette in crisi la mitologia della religione nelle sue manifestazioni più terrene. Questo senza prendere una posizione netta, ma ponendo lo spettatore di fronte a tutti i dubbi possibili...
Una comitiva di malati si reca a Lourdes in cerca di guarigione. Solo la più scettica del gruppo riceve (forse) il miracolo. Tra gelosie ed invidie, finto pietismo, sfruttamento commerciale della fede, spiritualismo più o meno sincero, la regista mette in crisi la mitologia della religione nelle sue manifestazioni più terrene. Questo senza prendere una posizione netta, ma ponendo lo spettatore di fronte a tutti i dubbi possibili...
martedì 9 febbraio 2010
IL FILM CHE HA SCONFITTO AVATAR...
Che film è The Hurt Locker, la pellicola che ha sbaragliato gli Oscar vincendo il premio come miglior film, migliore sceneggiatura, miglior regia (la prima volta a una donna, Kathryn Bigelow), miglior montaggio e miglior sonoro? Da dove viene questo film, in programmazione in questi giorni su SkyCinema e che si era conquistato nove nominations per l'Oscar 2010 confrontandosi direttamente con il kolossal Avatar di Cameron nella serata di premiazione di domenica 7 marzo?
Innanzitutto è il ritorno Kathryn Bigelow dopo tanto tempo. Avevo adorato Strange Days a suo tempo, se non fosse stato per quella cravatta tagliata alla fine (chi ha visto il film se lo ricorderà sicuramente)…E i tagli di cravatta hanno sempre relegato la regista nella categoria dei film d’azione. Ma questa volta la regista statiunitese compie un tentativo di creare un mix tra l'action movie e la denuncia.
Il film era già stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2008 dove era l’unica regista donna in concorso. Lo abbiamo ritrovato candidato dopo un anno e mezzo ai premi dell'Academy Award, in una competizione che non ha mai visto vittoriose le registe donne. Un film che ha affrontato, e vinto, questa sfida raccontando una storia di uomini.
Nel film, l’Irak come il Vietnam vede soldati impegnati in una guerra che li distrugge fisicamente e psicologicamente. L’alienazione, la guerra e la violenza come droga, l’impossibilità di un ritorno alla vita normale a casa, sono temi che attraversano il film insieme a scene d’azione piene di suspence. Peccato che anche stavolta questa dotatissima regista non centri l’obiettivo fino in fondo. La brutalità della guerra (è anche la sua condanna) è vista soprattutto dal punto di vista degli americani, mentre gli iracheni rimangono sul fondo.
Resta comunque un buon film di guerra, originale, e ben interpretato da giovani attori (i divi, messi forse per richiamare un po' di pubblico in più, muoiono dopo cinque minuti). E soprattutto ha il merito di aver portato finalmente al centro dell'attenzione del mondo del cinema il tema dell'Irak, dopo che la Valle di Elah con Tommy Lee Jones e Redacted di Brian De Palma sono stati boicottati rispetivamente dal pubblico e dalle Major distributrici.
Innanzitutto è il ritorno Kathryn Bigelow dopo tanto tempo. Avevo adorato Strange Days a suo tempo, se non fosse stato per quella cravatta tagliata alla fine (chi ha visto il film se lo ricorderà sicuramente)…E i tagli di cravatta hanno sempre relegato la regista nella categoria dei film d’azione. Ma questa volta la regista statiunitese compie un tentativo di creare un mix tra l'action movie e la denuncia.
Il film era già stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2008 dove era l’unica regista donna in concorso. Lo abbiamo ritrovato candidato dopo un anno e mezzo ai premi dell'Academy Award, in una competizione che non ha mai visto vittoriose le registe donne. Un film che ha affrontato, e vinto, questa sfida raccontando una storia di uomini.
Nel film, l’Irak come il Vietnam vede soldati impegnati in una guerra che li distrugge fisicamente e psicologicamente. L’alienazione, la guerra e la violenza come droga, l’impossibilità di un ritorno alla vita normale a casa, sono temi che attraversano il film insieme a scene d’azione piene di suspence. Peccato che anche stavolta questa dotatissima regista non centri l’obiettivo fino in fondo. La brutalità della guerra (è anche la sua condanna) è vista soprattutto dal punto di vista degli americani, mentre gli iracheni rimangono sul fondo.
Resta comunque un buon film di guerra, originale, e ben interpretato da giovani attori (i divi, messi forse per richiamare un po' di pubblico in più, muoiono dopo cinque minuti). E soprattutto ha il merito di aver portato finalmente al centro dell'attenzione del mondo del cinema il tema dell'Irak, dopo che la Valle di Elah con Tommy Lee Jones e Redacted di Brian De Palma sono stati boicottati rispetivamente dal pubblico e dalle Major distributrici.
domenica 31 gennaio 2010
TRA LE NUVOLE....
A Clooney la parte della simpatica canaglia, piena di fascino, stile ed ironia sta sempre a pennello. Anche quando è un tagliatore di teste, un licenziatore per conto terzi che gira l’America a “congedare” dipendenti laddove il loro capo non ha il coraggio di farlo di persona. Un lavoro che il personaggio compie con passione, mascherandola come una missione nell’accompagnare i licenziati nella presa di coscienza della loro situazione. Ma anche il suo mondo entra in crisi, nel momento in cui la crisi economica esplosa nel 2009 lo trasforma in una specie di arma di distruzione di massa, spersonalizzata dal ricorso alla tecnologia. Alla professione dell’uomo che consegna ad un futuro incerto centinaia di persone abituate alla sicurezza del loro piccolo stipendio, al mutuo da pagare, alla casa e alla famiglia da mantenere, s’intreccia però anche la sua vita personale, del tutto priva di legami. E felice che sia così, senza mutuo, senza casa, senza famiglia (c’è, ma rimossa): un limbo costruito intorno alle sale d’attesa degli aeroporti, fino a quando un’amante ed una collega lo metteranno di fronte alla sua solitudine…
Tipica commedia esistenziale americana, ben orchestrata, attori sincronizzati nelle loro battuta...Insomma tutto ciò che potevamo aspettarci dal signor Canalis, con un’ottima e divertente prima parte, ed una seconda più lenta e retorica. Ma a dare un senso in più c’è la sottotrama della crisi economica e del dramma dei licenziamenti di massa. E per una volta il finale elude i canoni hollywoodiani: non sempre l’acquisizione di una coscienza ci rende più felici...
Tipica commedia esistenziale americana, ben orchestrata, attori sincronizzati nelle loro battuta...Insomma tutto ciò che potevamo aspettarci dal signor Canalis, con un’ottima e divertente prima parte, ed una seconda più lenta e retorica. Ma a dare un senso in più c’è la sottotrama della crisi economica e del dramma dei licenziamenti di massa. E per una volta il finale elude i canoni hollywoodiani: non sempre l’acquisizione di una coscienza ci rende più felici...
venerdì 8 gennaio 2010
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