mercoledì 26 agosto 2009

sabato 27 giugno 2009

SU JACKO...

Sinceramente Michael Jackson non è mai stato tra i miei musicisti preferiti. Ma solo per il semplice fatto che il genere di musica che faceva non era la tra le mie preferite. A questo bisogna aggiungere, che, come tutte le icone anni 80, non sopporto l’esaltazione del kitsch colorato di quel periodo, l’eterno dibattito tra il capello cotonato e i pantaloni attillati, e tutti i lustrini connessi.
Ma ci sono tre verità incontrovertibili
1) Michael Jackson è il re del Pop effettivamente: ha creato il genere, o forse lo ha rinnovato, imponendo stili, e regalando canzoni, piacciano o meno, diventate eterne.
2) Era un artista estremamente dotato, sia per quanto riguarda le capacità vocali, che per quelle coreografiche e creative.
3) Ha rinnovato il mondo dei video musicali: si è affidato anche a registi del calibro di John Landis (Thriller) e Scorsese (Bad), ma soprattutto ha introdotto l’idea del video come mini storia, o se vogliamo mini film, a cominciare da Thriller, ma anche Say Say Say con Paul Mc Cartney. Insomma ha mischiato il cinema con la musica, partendo per la prima volta dalla musica.
Pubblico due video: uno è Who is it, per la verità un video poco visto e poco trasmesso dalle reti, ma che trovo graficamente molto bello.
Il secondo è Liberian Girl, che oltre alla bella canzone, vede la partecipazione di una bella fetta del firmamento Hollywoodiano anni ’80. Divertitevi ad individuarli, vi dico solo che in mezzo ci sono anche Theo dei Robinson e addirittura Ricky de Il mio amico Ricky (si, lo so, tutto ciò è MOLTO anni ‘80). Attori, cantanti e registi si aggirano per uno studio cinematografico cercando e chiedendo di Michael, che compare alla fine con un effetto tipo Scherzi a parte. Rivedere questo video senza la conclusione oggi potrebbe assumere un significato particolare e un altro valore.
Gli eighties saranno stati spensierati, ma sono finiti malissimo…




sabato 2 maggio 2009

C'ERA UN VOLTA SERGIO LEONE





Chissà cosa avrebbe ancora prodotto Sergio Leone, se la morte vent’anni fa non gli avesse impedito la realizzazione del suo progetto sulla battaglia di Stalingrado. Ci restano pochi, ma grandiosi ed eterni film. C’è una differenza sostanziale tra il western classico americano e il western di Sergio Leone (e scusatemi se volutamente non parlo di spaghetti western). I film western americani con protagonista John Wayne (ma potrebbero essere stati Gregory Peck, James Stewart, Burt Lancaster, Gary Cooper…) rappresentano un west probabilmente mai esistito, e quindi, in un certo senso, mitico, dove l’eroe è un personaggio positivo, anche se magari un po’ brusco nei metodi, ma sempre all’interno di un ragionevole limite. E, soprattutto, è portatore di valori positivi. Nei western di Leone questo eroe positivo non c’è più. Non c’è nessun valore positivo portato avanti dal protagonista. Anzi, i personaggi rappresentano il genere più basso che l’umanità possa conoscere: dei veri e propri figli di puttana. Ma a nobilitare il tutto, a renderlo grandioso ed epico, interviene il regista. Primi piani su particolari anatomici (gli occhi), inquadrature dilatate con punti di osservazione impossibili, e fermi immagine tenuti per tempi insostenibili: l’immagine viene estesa nel tempo e nello spazio fino a raggiungere una sua epicità. Stephen King, parlando della sua saga epica mista a cow boy, La torre nera, cita proprio Sergio Leone come fonte d’ispirazione: le canne delle pistole nei suoi film diventano lunghissime come le spade degli eroi mitologici. E se teniamo conto che il primo film in assoluto di Leone è stato il Colosso di Rodi, esempio nobile di peplum italiano, si capisce subito che il mito, l’epos faceva parte del linguaggio del regista. E si può tranquillamente sorvolare sulle polemiche del plagio (effettivo) ai danni di Kurosawa nel plot che ha dato alla luce a Per un pugno di dollari, se si va a guardare la fantastica parabola della filmografia di Leone, che lo porta pian pianino ad allontanarsi dalla sfera del mito del west per addentrarsi nella storia. Accennata in Il buono, il brutto e il cattivo, sfiorata in C’era una volta il west, letteralmente esplosiva in Giù la testa e rappresentazione di una nazione in C’era una volta in America, la storia dei popoli, delle nazioni, fa da sfondo a personaggi tragici, perché loro, ancora enormi come il Clint Eastwood della trilogia del dollaro, devono confrontarsi con una realtà più meschina, crudele di loro, piccola nonostante gli enormi ingranaggi della storia umana. Bigger than the life, come nelle migliori tradizioni, insomma. Ma non solo questo. Con un parabola inversa, la rivoluzione messicana di Giù la testa e la saga gangsteristica di C’era una volta in America sul grande schermo sono pronte a proiettarsi dalla storia, dalla loro dimensione temporale, nuovamente verso il mito, rientrando nella memoria collettiva. Perché, e forse Leone lo aveva capito, quando la storia si mescola con il cinema diventa la prima fonte di costruzione del mito

domenica 19 aprile 2009

NEL DESERTO NON RIESCI A RICORDARE IL TUO NOME

Ho attraversato il deserto

Su un cavallo senza nome

Era bello essere lontano dalla pioggia

Nel deserto

Non riesci a ricordare il tuo nome

Perché non c’è nessuno

Che ti possa procurare dolore

(AMERICA "A HORSE WITH NO NAME")

lunedì 23 febbraio 2009

ELENCO VINCITORI OSCAR 2009:

ELENCO VINCITORI OSCAR 2009:

Miglior film
The Millionaire
Miglior regia
Danny Boyle (The Millionaire)
Miglior attore protagonista
Sean Penn (Milk)
Miglior attrice protagonista
Kate Winslet (The Reader)
Miglior attore non protagonista
Heath Ledger (Il Cavaliere Oscuro)
Miglior attrice non protagonista
Penelope Cruz (Vicky Cristina Barcellona)
Miglior sceneggiatura originale
Dustin Lance Black (Milk)
Miglior sceneggiatura non originale
The Millionaire Simon Beaufoy
Fotografia
The Millionaire - Anthony Dod Mantle
Montaggio
The Millionaire - Chris Dickens
Colonna sonora
The Millionaire - A.R. Rahman
Canzone
“Jai Ho” - The Millionaire, A.R. Rahman, Gulzar
Miglior film d'animazione
Wall-E
Scenografie
Il Curioso Caso di Benjamin Button - Donald Graham Burt, Victor J. Zolfo
Costumi
La Duchessa - Michael O’Connor
Make up
Il Curioso Caso di Benjamin Button - Greg Cannom
Effetti visivi
Il Curioso Caso di Benjamin Button - Eric Barba, Steve Preeg, Burt Dalton and Craig Barron
Montaggio effetti sonori
Il Cavaliere Oscuro - Richard King
Sonoro
The Millionaire - Ian Tapp, Richard Pryke and Resul Pookutty
Miglior film straniero
Departures (Giappone)
Cortometraggio d'animazione
La Maison en Petits Cubes, A Robot Communications Production, Kunio Kato
Documentario
Man on Wire (Magnolia Pictures), A Wall to Wall Production, James Marsh and Simon Chinn
Cortometraggio
Spielzeugland (Toyland) - A Mephisto Film Production, Jochen Alexander Freydank
Corto documentaristico
Smile Pinki - A Principe Production, Megan Mylan

Alcune considerazioni: il grande sconfitto è Brad Pitt e il suo Benjamin Button, che forse ricordava un po' troppo Forrest Gump e quindi l'America Clintoniana. E invece questa è l'era Obamiana, per cui la vittoria è andato al mutliculural, global, politically correct The Millionaire. Obamiano anche l'oscar a Seam Penn per l'interpretazione del politico gay Milk. Il resto (Winslet, Cruz, Wall-e) è routine da Oscar, che premia i meritevoli senza relegarli alla storia. Tranne l'oscar postumo a Heath Ledger, finale degno per una storia tragica che sa di film.

giovedì 29 gennaio 2009

I CANDIDATI ALL'OSCAR

Ecco i film candidati agli Oscar 2009:

MIGLIOR FILM

The millionaire
Il curioso caso di Benjamin Button
Frost / Nixon
Milk
The reader

MIGLIOR REGIA

Gus Van Sant per 'Milk'
Stephen Daldry per 'The reader'
Danny Boyle per 'The millionaire'
David Fincher per 'Il curioso caso di Benjamin Button'
Ron Howard per 'Frost/Nixon'

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

Sean Penn per 'Milk'
Brad Pitt per 'Il curioso caso di Benjamin Button'
Mickey Rourke per 'Il wrestler'
Frank Langella per 'Frost/Nixon'
Richard Jenkins per 'L'ospite inatteso'

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

Anne Hathaway per 'Rachel sta per sposarsi'
Angelina Jolie per 'Changeling'
Meryl Streep per 'Il dubbio'
Kate Winslet per 'The reader'
Melissa Leo per 'Frozen River'

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Robert Downey Jr. per 'Tropic Thunder'
Philip Seymour Hoffman per 'Il dubbio'
Josh Brolin per 'Milk'
Michael Shannon per 'Revolutionary Road'
Heath Ledger per 'Il cavaliere oscuro'

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Penelope Cruz per 'Vicky Cristina Barcelona'
Viola Davis per 'Il dubbio'
Marisa Tomei per 'The wrestler'
Amy Adams per 'Il dubbio'
Taraji P. Henson per 'Il curioso caso di Benjamin Button'

MIGLIORE FILM STRANIERO

La banda Baader Meinhof (Germania)
La classe (Francia)
Departures (Giappone)
Revanche (Austria)
Valzer con Bashir (Israele)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Bolt
Wall-e
Kung fu Panda

MIGLIOR SCENOGRAFIA
James J. Murakami, Gary Fettis per 'Changeling'
Donald Graham Burt, Victor J. Zolfo per 'Il curioso caso di Benjamin Button'
Nathan Crowley, Peter Lando per 'Il cavaliere oscuro'
Michael Carlin, Rebecca Alleway per 'La duchessa'
Kristi Zea, Debra Schutt per 'Revolutionary Road'

MIGLIORE FOTOGRAFIA
Tom Stern per 'Changeling'
Claudio Miranda per 'Il curioso caso di Benjamin Button'
Wally Pfister per 'Il cavalilere oscuro' Chris Menges, Roger Deakins per 'The Reader'
Anthony Dod Mantle per 'The millionaire'

MIGLIORI COSTUMI
Catherine Martin per Australia
Jacqueline West per 'Il curioso caso di Benjamin Button'
Michael O'Connor per 'La duchessa'
Danny Glicker per 'Milk'
Albert Wolsky per 'Revolutionary Road'

MIGLIOR DOCUMENTARIO
The Betrayal
Encounters at the End of the World
The Garden
Trouble the Water
Man on Wire

MIGLIOR DOCUMENTARIO CORTO
The Conscience of Nhem En
The Final Inch
Smile Pinki
The Witness - From the Balcony of Room 306

MIGLIOR MONTAGGIO
Kirk Baxter, Angus Wall per 'Il curioso caso di Benjamin Button'
Lee Smith per 'Il cavaliere oscuro'
Mike Hill, Dan Hanley per Frost/Nixon
Elliot Graham per 'Milk'
Chris Dickens per 'The millionaire'

MIGLIOR TRUCCO
Greg Cannom per 'Il curioso caso di Benjamin Button'
John Caglione, Jr., Conor O'Sullivan per 'Cavaliere oscuro'
Mike Elizalde, Thom Floutz per 'Hellboy II: The Golden Army'

MIGLIOR COLONNA SONORA
Alexandre Desplat per 'Il curioso caso di Benjamin Button'
James Newton Howard per 'Defiance'
Danny Elfman per ' Milk'
A.R. Rahman per 'The millionaire'
Thomas Newman per 'Wall-e'

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
"Down to Earth" di 'Wall-e'
"Jai Ho" di 'The Millionaire'
"O Saya" di 'The Millionaire'

MIGLIOR CORTO ANIMATO
La Maison de Petits Cubes di Kunio Kato
Lavatory - Lovestory di Konstantin Bronzit
Oktapodi di Emud Mokhberi, Thierry Marchand
Presto di Doug Sweetland
This Way Up di Alan Smith, Adam Foulkes

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Auf der Strecke (On the Line) di Reto Caffi
Manon on the Asphalt di Elizabeth Marre, Olivier Pont
New Boy di Steph Green, Tamara Anghie
The Pig di Tivi Magnusson, Dorte Høgh
Spielzeugland (Toyland) di Jochen Alexander Freydank

MIGLIOR MONTAGGIO DEL SUONO
Richard King per 'Il cavaliere oscuro'
Frank Eulner, Christopher Boyes per 'Iron Man'
Tom Sayers per 'The Millionaire'
Ben Burtt, Matthew Wood per 'Wall-e'
Wylie Stateman per 'Wanted'

MIGLIOR MISSAGGIO DEL SUONO
David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce, Mark Weingarten per 'Il curioso caso di Benjamin Button'
Lora Hirschberg, Gary Rizzo, Ed Novick per 'Il cavaliere oscuro'
Ian Tapp, Richard Pryke, Resul Pookutty per 'The Millionaire'
Tom Myers, Michael Semanick, Ben Burtt per 'Wall-e'
Chris Jenkins, Frank A. Montaño, Petr Forejt per 'Wanted'

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Eric Barba, Steve Preeg, Burt Dalton, Craig Barron per 'Il curioso caso di Benjamin Button'
Nick Davis, Chris Corbould, Tim Webber, Paul Franklin per 'Il cavaliere oscuro'
John Nelson, Ben Snow, Dan Sudick, Shane Mahan per 'Iron man'

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Eric Roth, Robin Swicord per 'Il curioso caso di Benjamin Button'
John Patrick Shanle per 'Il dubbio'
Peter Morgan per 'Frost/Nixon'
David Hare per 'The Reader'
Simon Beaufoy per 'The Millionaire'

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Courtney Hunt per 'Frozen River'
Mike Leigh per 'La felicità porta fortuna'
Martin McDonagh per 'In Bruges'
Dustin Lance Black per 'Milk'
Andrew Stanton, Pete Docter per 'Wall-e'



Alcune considerazioni: i blockbuster sono per una volta rimasti alla porta. Tutti film che potremo quasi dire impegnati, e una sensibilità quasi “europea” (tra virgolette). Super favorito sembra essere Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher, con un Brad Pitt che attraversa la storia passando dalla vecchiaia alla giovinezza. Molto accreditato anche The Milionarie di Danny Boyle (il regista di Traispotting).
Tra gli attori oltre al già citato Pitt, segnaliamo Sean Penn, nella parte di un senatore dichiaratamente gay realmente esistito in Milk (già presente nella cinquina dei migliori film, ma per la sua vittoria forse sarebbe pretendere troppa da tutta questa euforia Obamiana), e il gigantesco Mickey Rourke di The Wrestler. Tra le attrici ritroviamo l’eterna Meryl Streep, Angelina Jolie (ma che probabilmente dovrà cedere tutti i riflettori al marito) e la giovane Anne Hattaway, la cui vittoria potrebbe lanciare definitivamente nel firmamento questa attrice che fino ad adsso ha sbagliato poco o niente.
Tra i film stranieri stiamo attenti al francese la Classe, e l’Israeliano Valzer con Bashir, film di animazione sulla guerra in libano degli anni ottanta. Se vincesse sarebbe il primo film d’animazione della categoria.
Invece nei Candidati alla categoria film di animazione ne troviamo tre ugualmente digitali e ugualmente Stati unitesi: un po’ di fantasia in più no? tanto wall-e ha già la statuetta in mano…
Altre considerazioni: il grande sconfitto è il Cavaliere Oscuro, il film evento del 2008, che oltre a dei premi minori, si deve accontentare della candidatura tra i non protagonisti del compianto Heath Leadger, sul buon gusto della cosa si può discutere ampiamente. Altra sconfitta è Nicole Kidman e il suo Australia. Poco anche per Clint Eastwood e i suoi Gran Torino e The Changeling.
Anche l’Italia ne esce sconfitta, presente solo nella fotografia con Claudio Miranda per Il curioso caso di Benjamin Button. Gomorra non ce l’ha fatta ad essere candidato per i film stranieri. L’immagine dell’Italia va bene solo quando è da cartolina?

mercoledì 31 dicembre 2008

VIAGGIO A BUDAPEST

Ecco le foto del mio piccolo viaggio a Budapest. Un po’ in ritardo visto che risalgono ad un anno fa. Se aguzzate la vista nella piccola finestra che il sito concede, si potrà vedere il classico centro storico da capitale europea, attraversato dal fiume mitelleuropeo per eccellenza (Danubio), tagliato dalla ancor più classica isola intrafluviale (Isola Margherita). Su una delle rive si trova il Parlamento, che prende a modello quello inglese. Tra i ponti quello Delle Catene è il più importante (s’intravede tutto illuminato in una foto notturna). Nel resto della città si vedono edifici vecchi di un secolo che riproducono una mitologia pseudo storica del medioevo magiaro. L’effetto è suggestivo, un po’ da Signore degli Anelli, anche se fittizio. Ancor più suggestivi però i monumenti relativi alla storia più recente. La sinagoga che ho visitato era stata ricostruita dopo la Seconda Guerra Mondiale. Annessi ad essa c’è un museo ebraico con libri molto antichi, comprese delle torah,. E un cimitero della Memoria, dedicato all’Olocausto, con monumento ai “giusti” (tra cui il nostro Giorgio Perlasca). Al centro del cimitero vi è un albero interamente di ferro cromato, che riporta in ogni foglia il nome di una vittima. Il monumento era stato finanziato dall’attore di Tony Curtis, nato a Budapest dove il padre era rabbino, prima di essere ucciso dai nazisti. Vicino al parlamento vi è poi la statua dedicata a Nagy Imre (che sorge sopra un finto ponte in mezzo di un aiuola piena di fiori), il primo ministro ucciso durante l’invasione sovietica del 1956. E riferimenti al dominio russo sono un po’ sparsi per tutta la città, più o meno mal sopportati dalla cittadinanza…