In genere all’autunno si associa un’idea negativa, forse legata alla fine del verde estivo, e ai cimiteri di foglie cadute. Eppure i colori di questa stagione a volte esplodono in un calore pieno di vita. È un periodo dalle strane contraddizioni….
lunedì 17 novembre 2008
mercoledì 5 novembre 2008
ALTRE RECENSIONI DAL FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA
TAHAAN
Una favola dei giorni nostri, che per sfondo la guerra civile in Kashmir. Una storia che in altri tempi avremo detto di formazione, tra bravi attori (anche bambinio), una bella fotografia che riprende paesaggi naturali da sogno, e qualche presa di posizione coraggiosa contro la violenza: i ribelli sono cattivi, m anche i soldati governativi non scherzano…
IL SEGNO DELLA CITTA’
Un po’ Almodovar, un po’ Altman, un po’ Cuaron, il film lega storie umane vagamente in relazione tra loro: con due punti focali: la protagonista, una cartomante radiofonica che ad un certo puntosi lancia in soccorso dei disperati che incrociano il suo cammino, e la Città di San Paulo di Brasile, che fa da sfondo a queste storie di volta in volta comiche e drammatiche, grottesche e malinconiche, con protagonisti carpentieri traditi e traditori, adolescenti suicidi, infermieri missionari, viados in cerca di fortuna, ecc. ecc.
IL PASSATO E’ UNA TERRA STRANIERA …
Film un po’ di genere e un po’ impegnato, che vede un giovane di buona famiglia e dal futuro promettente instaurare una cattiva amicizia con un giovane baro. Dall’inizio stile Stangata, in cui i ragazzi si mettono a truffare con il poker criminali più grossi di loro inseguendo una giustizia tutta loro, finiranno per compiere reati sempre più efferati, fino al finale scontro tra i due, che si concluderà con l’arresto del baro, e il ritorno alla normalità del bravo ragazzo senza pagare pegno. Ma chi è peggio dei due, il ragazzo di umili origini, rimasto solo, con turbe mentali e sessuali, o quello della famiglia bene, che ha scelto di delinquere non per imposizione della società o della sua psiche, ma per sua scelta?
Elio Germano (il bravo ragazzo) conferma ancor di più di essere un bravo attore, al di sopra degli standard italiani. Ha poi una vaga somiglianza con De Niro da giovane, il che non guasta. In ogni caso è uno dei pochi in Italia che sa che per recitare non bisogna per forza urlare. O per lo meno sa urlare bene. Al suo fianco un altro attore convincente, Michele Riondino, solo un po’ penalizzato dal fatto di avere un personaggio molto complesso a cui il film non dà il giusto spazio, essendo Germano il protagonista.
Poi c’è un terzo protagonista: una Bari oscura e opprimente, mai vista prima, che si scopre essere uno sfondo ideale per una storia criminale, quasi fosse una Los Angeles o una Chicago trapiantata in Italia.
I GALANTUOMINI
Un altro film di ambientazione pugliese, ancora con tema criminale, ma questa volta con al centro la Sacra Corona Unita, l’unica organizzazione criminale di stampo mafioso efficacemente sconfitta dalle forze dell’ordine (e sarebbe interessante capire le motivazioni). Film di impianto un po’ alla fiction-televisiva-fatta-bene-stile-Montalbano, ma con elementi di originalità. Protagonisti un giudice e una sua amica d’infanzia con cui c’è del tenero, che si ritrovano a ad indagare su due fronti diversi sull’omicidio del compagno di lei. Fronti diversi perché (e lui non lo sa) lei è a capo di una organizzazione criminale del territorio: donna normale nella vita pubblica, piena della sua femminilità (si può dire?) mediterranea, feroce e virile capo clan nel privato. Sebbene a raccontarlo sembrerebbe una boiata, nella realtà il film funziona, merito soprattutto della protagonista, Donatella Finocchiaro, che sa rendere tutte le sfumature del personaggio, senza incastrarlo nello stereotipo buoni-cattivi.
PRIDE AND HONOR
In una famiglia New Yorkese, il padre, i due figli, e il genero sono tutti poliziotti pluridecorati e stimati. Le cose procedono bene, finché non si scopre che uno di quattro è corrotto. Per gli altri tre insorge il dubbio: far finta di niente, mentire, o affrontare la cosa secondo giustizia?
Collin Farrel , Edward Norton e John Voight danno spessore con la loro recitazione a questo poliziesco. Il regista esegue il compito con professionalità…
E il problema dove sta? È che siamo di fronte all’ennesima versione dello scontro tra poliziotto onesto e poliziotto corrotto già visto mille volte; con la novità, giusto per mescolare le carte, che lo scontro si svolge anche in famiglia. Peccato però che, dopo la tragica risoluzione del contenzioso, il regista non ci faccia vedere il suo esito all’interno del nucleo familiare.
Questo doveva essere il filmone americano presentato alla mostra…vabbè….
Una favola dei giorni nostri, che per sfondo la guerra civile in Kashmir. Una storia che in altri tempi avremo detto di formazione, tra bravi attori (anche bambinio), una bella fotografia che riprende paesaggi naturali da sogno, e qualche presa di posizione coraggiosa contro la violenza: i ribelli sono cattivi, m anche i soldati governativi non scherzano…
IL SEGNO DELLA CITTA’
Un po’ Almodovar, un po’ Altman, un po’ Cuaron, il film lega storie umane vagamente in relazione tra loro: con due punti focali: la protagonista, una cartomante radiofonica che ad un certo puntosi lancia in soccorso dei disperati che incrociano il suo cammino, e la Città di San Paulo di Brasile, che fa da sfondo a queste storie di volta in volta comiche e drammatiche, grottesche e malinconiche, con protagonisti carpentieri traditi e traditori, adolescenti suicidi, infermieri missionari, viados in cerca di fortuna, ecc. ecc.
IL PASSATO E’ UNA TERRA STRANIERA …
Film un po’ di genere e un po’ impegnato, che vede un giovane di buona famiglia e dal futuro promettente instaurare una cattiva amicizia con un giovane baro. Dall’inizio stile Stangata, in cui i ragazzi si mettono a truffare con il poker criminali più grossi di loro inseguendo una giustizia tutta loro, finiranno per compiere reati sempre più efferati, fino al finale scontro tra i due, che si concluderà con l’arresto del baro, e il ritorno alla normalità del bravo ragazzo senza pagare pegno. Ma chi è peggio dei due, il ragazzo di umili origini, rimasto solo, con turbe mentali e sessuali, o quello della famiglia bene, che ha scelto di delinquere non per imposizione della società o della sua psiche, ma per sua scelta?
Elio Germano (il bravo ragazzo) conferma ancor di più di essere un bravo attore, al di sopra degli standard italiani. Ha poi una vaga somiglianza con De Niro da giovane, il che non guasta. In ogni caso è uno dei pochi in Italia che sa che per recitare non bisogna per forza urlare. O per lo meno sa urlare bene. Al suo fianco un altro attore convincente, Michele Riondino, solo un po’ penalizzato dal fatto di avere un personaggio molto complesso a cui il film non dà il giusto spazio, essendo Germano il protagonista.
Poi c’è un terzo protagonista: una Bari oscura e opprimente, mai vista prima, che si scopre essere uno sfondo ideale per una storia criminale, quasi fosse una Los Angeles o una Chicago trapiantata in Italia.
I GALANTUOMINI
Un altro film di ambientazione pugliese, ancora con tema criminale, ma questa volta con al centro la Sacra Corona Unita, l’unica organizzazione criminale di stampo mafioso efficacemente sconfitta dalle forze dell’ordine (e sarebbe interessante capire le motivazioni). Film di impianto un po’ alla fiction-televisiva-fatta-bene-stile-Montalbano, ma con elementi di originalità. Protagonisti un giudice e una sua amica d’infanzia con cui c’è del tenero, che si ritrovano a ad indagare su due fronti diversi sull’omicidio del compagno di lei. Fronti diversi perché (e lui non lo sa) lei è a capo di una organizzazione criminale del territorio: donna normale nella vita pubblica, piena della sua femminilità (si può dire?) mediterranea, feroce e virile capo clan nel privato. Sebbene a raccontarlo sembrerebbe una boiata, nella realtà il film funziona, merito soprattutto della protagonista, Donatella Finocchiaro, che sa rendere tutte le sfumature del personaggio, senza incastrarlo nello stereotipo buoni-cattivi.
PRIDE AND HONOR
In una famiglia New Yorkese, il padre, i due figli, e il genero sono tutti poliziotti pluridecorati e stimati. Le cose procedono bene, finché non si scopre che uno di quattro è corrotto. Per gli altri tre insorge il dubbio: far finta di niente, mentire, o affrontare la cosa secondo giustizia?
Collin Farrel , Edward Norton e John Voight danno spessore con la loro recitazione a questo poliziesco. Il regista esegue il compito con professionalità…
E il problema dove sta? È che siamo di fronte all’ennesima versione dello scontro tra poliziotto onesto e poliziotto corrotto già visto mille volte; con la novità, giusto per mescolare le carte, che lo scontro si svolge anche in famiglia. Peccato però che, dopo la tragica risoluzione del contenzioso, il regista non ci faccia vedere il suo esito all’interno del nucleo familiare.
Questo doveva essere il filmone americano presentato alla mostra…vabbè….
sabato 1 novembre 2008
UN GIOCO DA RAGAZZE...DALLA MOSTRA DEL CINEMA DI ROMA
Tre ragazze diciassettenni di buona famiglia passano le loro giornate tra sesso occasionale, shopping di lusso, edonismo,crudeltà verso gli “sfigati”, citazioni di Kate Moss (Kate Moss? Le ragazze di oggi seguono ancora Kate Moss? Ne siete proprio sicuri?). ….Un giovane insegnante progressista, probabilmente di sinistra, cerca di salvarle un po’ come farebbe Jodie Foster in Dangerous Minds (ma lì erano studenti di periferia, con veri problemi), e altri cloni di insegnati cinematografici visti tante troppe volte…Solo che alla fine il nostro insegnate progressista cade come un fesso nella trappola delle ragazze, si lascia sedurre, viene meno ai suoi propositi educativi, e diventa pure carnefice (della serie avete visto come sono i prof di sinistra? La Gelmini fa bene a fare dei tagli allla scuola…).
Trionfante la protagonista, leader del gruppo di ragazze, si gode fredda e cinica la sua vittoria, e in finale guarda in telecamera e allo spettatore, come adire: attento: anche tu hai colpa in tutto questo; anche tuo figlio può essere come me.
Ma cosa hai da guardare, signorina attricetta da quattro soldi? Ma chi hai da incolpare, signor regista, se in tutto il film non hai nemmeno provato a indagare le cause di un disagio giovanile? Ogni generazione di adolescenti subisce lo sguardo spaventato delle generazioni più vecchie, passando ogni volta per superficiali, violenti, drogati, rincoglioniti. E puntualmente arriva la smentita. È successo per la mia. È successo anche per quella attuale. E invece proprio in questi giorni si è scatenata i tutta Italia “un’onda” di protesta contro i tagli alla scuola, con quell’entusiasmo, magari un po’ sempre ideologico e semplicistico, ma vivo e pulsante in un modo che solo i più giovani sanno vivere nel loro modo di fare politica.
Alcuni giovani si faranno le canne, altri si pasticcano, alcuni provano e poi magari scoprono che è una cosa che non interessa, altri non provano nemmeno. Ci sono quelli che fanno all’amore, altri fanno sesso, ma mica lo fanno per forza per trasgredire, come fanno le tre deficienti protagoniste di questo film che le vuole elevare a simboli di tutta la gioventù.
E per quanto riguarda il prof eroe mancato, gli insegnanti si dividono in quelli che fanno male il loro lavoro e in quelli che lo fanno bene, con passione, e per farlo sanno che non si deve fare gli eroi. Perché la missione è l’educazione, non la salvezza.
Insomma, parafrasando una persona che sabato 25 ottobre ha parlato di fronte a milioni di persone, i ragazzi e gli insegnati italiani sono meglio del cinema italiano che li rappresenta….
Trionfante la protagonista, leader del gruppo di ragazze, si gode fredda e cinica la sua vittoria, e in finale guarda in telecamera e allo spettatore, come adire: attento: anche tu hai colpa in tutto questo; anche tuo figlio può essere come me.
Ma cosa hai da guardare, signorina attricetta da quattro soldi? Ma chi hai da incolpare, signor regista, se in tutto il film non hai nemmeno provato a indagare le cause di un disagio giovanile? Ogni generazione di adolescenti subisce lo sguardo spaventato delle generazioni più vecchie, passando ogni volta per superficiali, violenti, drogati, rincoglioniti. E puntualmente arriva la smentita. È successo per la mia. È successo anche per quella attuale. E invece proprio in questi giorni si è scatenata i tutta Italia “un’onda” di protesta contro i tagli alla scuola, con quell’entusiasmo, magari un po’ sempre ideologico e semplicistico, ma vivo e pulsante in un modo che solo i più giovani sanno vivere nel loro modo di fare politica.
Alcuni giovani si faranno le canne, altri si pasticcano, alcuni provano e poi magari scoprono che è una cosa che non interessa, altri non provano nemmeno. Ci sono quelli che fanno all’amore, altri fanno sesso, ma mica lo fanno per forza per trasgredire, come fanno le tre deficienti protagoniste di questo film che le vuole elevare a simboli di tutta la gioventù.
E per quanto riguarda il prof eroe mancato, gli insegnanti si dividono in quelli che fanno male il loro lavoro e in quelli che lo fanno bene, con passione, e per farlo sanno che non si deve fare gli eroi. Perché la missione è l’educazione, non la salvezza.
Insomma, parafrasando una persona che sabato 25 ottobre ha parlato di fronte a milioni di persone, i ragazzi e gli insegnati italiani sono meglio del cinema italiano che li rappresenta….
martedì 21 ottobre 2008
Vicky Cristina Barcellona di Woody Allen
La prima impressione su Vicky Cristina Barcellona, ultima fatica di Woody Allen, è stata quella di aver visto un film porno senza scene di sesso. Questo senza mettere in discussione la regia (che sa cogliere sia le bellezze da cartoline che la poesia di alcuni sconosciuti scorci spagnoli) e la bella prova di attori (sicuramente meglio rispetto al precedente Scoop): Javier Bardem, Scarlett Johansson e Penelope Cruz riescono ad essere un gruppo affiatato (e non solo per le scene piccanti a tre!) a cui si aggiunge Rebecca Hall (gia vista in The Prestige), nella parte forse più importante nel film, e in grado di suggerire qualche sfumatura in più rispetto ai colleghi. Ma alla prima impressione, malevola, subentrano altri ragionamenti, più facili se si conosce un po’ il linguaggio del regista New Yorkese, il suo sarcasmo e la sua ironia iconoclasta. In fondo in questa storia, in cui due ragazze (Hall e Johansson) vengono sedotte contemporaneamente da un aitante artista spagnolo (Bardem), e una delle quali finisce ad avere un rapporto stabile a tre con lui e la sua ex moglie(Cruz), con una Spagna sul fondo che sembra quella delle pubblicità del ministero del turismo, c’è un bel po’ di Decontructing (Harry) Woody, in questo caso Deconstructing Europe. Lo stereotipo un po’ americano, ma non solo, di un Europa come terra di arte e trasgressione, piaceri e passione, in grado di sconvolgere la vita di una persona o di farle ritrovare la sua via, viene smontato proprio nella sua rappresentazione apparentemente idealizzata che ne fa il regista. Allen ci fa vedere come le due protagoniste alla fine non rimangono assolutamente cambiate dall’esperienza europea. Sono esattamente come prima se non un po’ più confuse. La Hall, ragazza proiettata verso una relazione coniugale nella più tradizionale maniera, alla fine si rassegna appunto a quello che era sempre stato il suo sogno, solo che adesso vedrà il matrimonio un po’ per quello che effettivamente è: una specie di prigione dorata. Ma nonostante la scappatella spagnola non avrà mai il coraggio di lasciare il marito e cambiare vita. La Johanson, ragazza allergica alle relazioni stabili, alla continua ricerca di avventure, scapperà via proprio quando ha trovato felicità in una relazione estrema come quella a tre con l’artista e la sua ex moglie, proprio perché per paradosso anche questa relazione rischia di diventare stabile. E i due artisti spagnoli interpretati da Penelope Cruz e Javier Bardem? Nonostante tutto il loro fascino, sono alla fine pieni solo delle loro isterie, delle loro frasi fatte sull’arte e sulla passione, intrappolati in una relazione “a cui manca qualcosa”. Solo che invece di riempire quel vuoto con un figlio, come farebbe la grande maggioranze delle coppie, lo riempiono con un’amante comune. E quando l’amante li abbandona, la scena appare proprio come l’uscita di casa di un figlio. Insomma, la mia opinione è che il buon Woody abbia realizzato un altro dei suoi film miscredenti, dissacranti, iconoclasti come già ci ha abituato (solo stavolta sfruttando i finanziamenti spagnoli!), realizzando allo stesso tempo uno dei suoi sogni erotici più reconditi, oltre che quello di quasi tutti i cinefili sparsi per il mondo: riprendere Penelope Cruz e Scarlett Johansson che si baciano….
sabato 4 ottobre 2008
In principio....
I film della mostra di Venezia erano sempre anticipati da una sigla con un filmato che sembrava venire dagli arbori della preistoria. Il filmato era tratto da questo film
Si tratta de "L'inaffiatore inaffiato" dei fratelli Lumiere e su you tube viene presentato come il film più antico. Ma forse è il più vecchio film con sceneggiatura, dato che il primato spetterebbe alla ripresa degli operai che escono dalla fabbrica dei Lunmiere, seguite dalla celebre scena del treno che si getta verso il pubblico...
Ma per ulteriore precisazione bisogna dire che i Lumiere furono gli inventori del "formato" con cui si è poi sviluppato il cinema. Sembra infatti che Thomas Edison avesse relizzato film una decina di anni prima di loro con un altro strumento. Tra i contendenti si sviluppò una guerra sui "formati" come è stato poi per le videocassette, o quella tra HD DVD e Blu Ray dell'anno scorso....
Si tratta de "L'inaffiatore inaffiato" dei fratelli Lumiere e su you tube viene presentato come il film più antico. Ma forse è il più vecchio film con sceneggiatura, dato che il primato spetterebbe alla ripresa degli operai che escono dalla fabbrica dei Lunmiere, seguite dalla celebre scena del treno che si getta verso il pubblico...
Ma per ulteriore precisazione bisogna dire che i Lumiere furono gli inventori del "formato" con cui si è poi sviluppato il cinema. Sembra infatti che Thomas Edison avesse relizzato film una decina di anni prima di loro con un altro strumento. Tra i contendenti si sviluppò una guerra sui "formati" come è stato poi per le videocassette, o quella tra HD DVD e Blu Ray dell'anno scorso....
sabato 27 settembre 2008
PAUL
Tam tam in rete dei diari online, conferme anche da un amico italiano, Vincenzo Manes, presidente della fondazione Dynamo Camp: "Stamattina alle ore 7.30 ho ricevuto una mail, c'era scritto: Non è più tra noi". Il grande attore, 83 anni, era da tempo ammalato di cancro ai polmoni e avrebbe chiesto alla moglie di morire a casa
da Repubblica on line , 27/09/08
(Da: SrgMurasaki)
da Repubblica on line , 27/09/08
(Da: SrgMurasaki)
sabato 20 settembre 2008
CHE COSA ABBIAMO IMPARATO...
Dopo dieci giorni di proiezioni, corse da una sala all’altra, conferenze stampa, mi ricordo che cos’è il Lido prima ancora di essere la sede della mostra: e cioè una lingua di terra tra la laguna e il mare. E in dieci giorni non ho mai messo piede in spiaggia. E allora esco dall’area della mostra con tutti i suoi lustrini, e lo spirito delle giostre che stanno sbaraccando, e mi infilo nel primo accesso alla spiaggia che trovo. Tra tanti villeggianti in costume, io sono l’unico vestito da capo a piedi, con appesa alla spalla la borsa ufficiale della mostra, stracolma di ogni oggetto di sopravvivenza. E mi son messo pure la camicia!
Mi butto in fondo ad uno scoglio ed estraggo la mia moleskine e la pilot nera con cui ho recensito i film in questi giorni, assumo l’aria di uno assorto nel suo momento creativo, e comincio a scrivere il testo che state leggendo (“Dopo dieci giorni di proiezioni…”).
Vicino a me, dei piccoli granchi scappano intimoriti. Il mare è mosso. Le onde alte si infrangono sugli scogli e mi arrivano degli schizzi. E poi di nuovo schizzi. E ancora schizzi…una goccia cade sul foglio e diffonde l’inchiostro della pilot in una macchia…e realizzo: ma qui sta piovendo! Non ho messo piede in spiaggia da dieci giorni e cinque minuti dopo che finalmente lo faccio, piove! Piove dopo dieci giorni di sole! Fuggo insieme ai bagnanti (mi ricorda la proiezione di Shirin…): loro in costume, io in camicia, pantaloni, scarpe borsello e borsa di ordinanza.
E mentre cerco un riparo mi chiedo: che insegnamento si può trarre da questo? E che insegnamento si può trarre dopo aver visto una trentina di film di paesi e tematiche diversi? Cosa si può imparar da un’inesistente squadra di pallamano cingalese e dagli sminatori americani in Iraq? Cosa da una pesciolina che vuole diventare umana e da un clown che va a salvare i bambini di Bucarest? Cosa da un lottatore americano di wrestling in cerca di una riscossa e una donna francese che si prende a martellate in testa?
Ho solo una risposta possibile: BOH!
E allora non avendo mie conclusioni da proporre, faccio mie quelle del maestro Olmi: la magnificenza del mondo ci rende sempre tutti degli apprendisti.
Amen.
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