domenica 6 aprile 2008

LA ZONA ....Di Rodrigo Pla'



Messico. Un quartiere extra lusso, che gode di una giurisdizione particolare, tutta nelle mani dei suoi facoltosi abitanti e proprietari, è circondato da un altissimo muro che lo divide dai quartieri degradati e poveri intorno. Un muro che separa chi ha tutto da chi ha niente. Un incidente permette l’ingresso nel quartiere di tre teppistelli; ci scappano i morti e si scatena una feroce caccia all’intruso sopravvissuto da parte dei residenti del quartiere. Inferociti perché il loro paradiso pagato a caro prezzo è stato violato, impauriti dal diverso da ciò che non conoscono, questi uomini decidono di arroccarsi il diritto di farsi giustizia da soli, regredendo sempre di più ad uno stadio selvaggio, come i criminali di cui hanno tanto paura. Ma l’individuo a cui danno la caccia è solo un ragazzino che è altrettanto spaventato, la cui unica colpa è stata quella di essere nato dalla parte sbagliata del muro. E ad aiutarlo troverà solo un suo coetaneo, residente nel quartiere, che sarà l’unico a riuscire a superare i suoi timori e il suo iniziale desiderio di violenza.

Non aspettatevi un happy end. Ma la ribellione finale del ragazzo-bene contro la sua famiglia, contro il quartiere, contro il sistema dà al film quella chance di speranza, che durante tutto il resto dell’opera non riesce, e non può emergere.



Costruito come un film di genere (il paradosso è che vent’anni fa sarebbe stato un film di fantascienza, oggi è un thriller basato su fatti reali), la pellicola riesce però a svincolare dalle regole classiche (vedi il poliziotto, l’unico all’inizio a voler far luce sui fatti, ma poi costretto ad arrendersi al sistema corrotto facendosi egli stesso strumento) e fotografa e denuncia un mondo di ingiustizie sociali e violenze, mostrando come l’animo umano spinto dalla paura possa arrivare fino alle azioni più estreme.

venerdì 14 marzo 2008

LA RAGAZZA DEI CAMPANELLI - parte 2

Seconda parte del racconto...la prima è postata più in giù


Gente rideva gente beveva gente fumava. E campanelli? Niente. La musica sparata alta li avrebbe comunque coperti.
Ah ma sei tu? mi si avvicina una ragazza. Madonna quanto tempo! Ma ti ricordi al liceo? Che robe ragazzi avreste dovuto vederci? Che storie che scherzi che giochi. Ma con chi sei venuto?
Beh … io … c’era una ragazza con i campanelli e io….
Non la conosco poi me la presenterai. Dai bevi anche tu. Un po’ di vino prendi anche questa birra. Andiamo da quelli che hanno un po’ di fumo.
No non era la compagnia quello che cercavo. Ma mi feci trascinare in mezzo al gruppo per vedere se c’era lei. Mica l’avevo mai vista bene in faccia. Per cui dovevo cercarla la in mezzo
Oh siete stati tutti molto gentili ad avermi dato tutto questo alcol e anche il fumo era ottimo ora però dovrete scusarmi perché devo vomitare e a vomitare andrò un po’ più in là magari in un bagno se lo trovo perché se vi vomitassi addosso potreste prenderlo come un atto di scortesia e mi dispiacerebbe dopo questa bella serata.
Mi buttai sulla prima porta vicino a me. Dava su una stanza da letto completamente al buio. Mi avevano detto che li ci stava un piccolo bagno. A tentoni trovai la sua porta. La luce di un lampione che filtrava da una piccola finestra illuminava il water come un oggetto benedetto da Dio. Mi ci gettai sopra e vomitai quel che rimaneva di vodka, birra, scotch, aranciata di marca scadente, gli ultimi due pasti, più una buona dose di succhi gastrici. Non me ne accorsi subito ma in quei brevi secondi in cui trascorse l’espulsione di liquidi dal mio corpo, la luce si accese tutto intorno a me, e due forti braccia mi afferrarono alla pancia e alla testa, affinché non cadessi anch’io nel water insieme al resto. Chissà perché quando si vomita pensi che passerai tutta la vita abbracciato ad una tazza del cesso, tanta è l’impressione che non finisca mai. Ma quello che allora mi dava più fastidio era la coscienza di dipendere dalle due braccia che mi sostenevano: mi sembrava proprio un’umiliazione non da poco. Ma poi, una volta finito, le stesse braccia mi cullarono in un abbraccio affettuoso, forse perché dai miei occhi colavano lacrime e chi mi aveva tenuto pensava che piangessi per tristezza. Seduto a terra sentivo la sua pelle sul mio collo e sulla mia guancia. Niente profumi o bagnoschiuma. La pelle aveva proprio quel buon odore da Pelle! Sentivo il suo mento, liscio e dolce sulla mia fronte, e il suo respiro, sempre su essa. E le sue dita tracciavano piccoli disegni sui miei capelli. E sentivo anche il suo seno, piccolo ma deciso, sotto la maglietta. Da uno specchio potevo vedere la sua schiena . Dalla maglietta bianca spuntavano in rilievo le sue scapole, ed era talmente magra quella schiena che sembravano piccole ali.
Belle ali
Grazie
Per caso sei una fata?
Si, si. Sono una fata. Ora la fata ti porta di là cosi potrai dormire sul letto. Attento però al mio amico elfo: cerca di non svegliarlo. Non voglio che mi veda mentre volo via.
Sai scusa se ho dato di stomaco.
Non ti preoccupare…urina, feci, mestruazioni, vomito: L’uomo non ha ancora metabolizzato il riciclo dei rifiuti, per cui non è colpa tua. Ma ora ti consiglierei di stenderti.
Il cuscino era fresco. L’elfo russava accanto a me. La fata si stava mettendo addosso vestiti abbandonati a terra. Nel momento di tirare su la borsa, suonarono i campanelli. Feci per alzarmi ma una mano mi coprì gli occhi e precipitai nelle soffici tenebre non subito però…non prima di vederla spiccare il volo con i suoi campanelli.

domenica 9 marzo 2008

UN BUON INIZIO...NUMERO 3 e 4

Ecco su suggerimento di Lelena e il Fede il "volo d'angelo" dell'inizio di Million Dollar Hotel. Regia di Wenders, musica degli U2 , sceneggiatura dello stesso Bono. Non aggiungo altro......



Ecco invece la corsa, la partita a calcio e il monologo "sulle scelte della vita" con cui parte Trainspotting, uno dei pochi veri film cult degli anni 90. Ewan mac Gregor è ancora ben lontano dalle vesti di Oby wan Kenoby. Qui è l'eroinomane Rent boy, e "si fa" sulle musica di "Lust for life" di Iggy Pop.

domenica 2 marzo 2008

UN BUON INIZIO...NUMERO 2

Ecco accontentato il Fede che nel post precedente ha colmato una lacuna imperdonabile del mio scritto! L'attore di cui ci sfuggiva il nome sembra essere Jen Micheal Vincent, Gary Busey l'avevamo individuato (poi era il mitico cattivone del primo Arma Letale), mentre William Katt sembra proprio essere ...Ralphsupermaxyeroe!

martedì 26 febbraio 2008

UN BUON INIZIO...NUMERO 1

Con questo post inauguro la mia personale serie dei migliori inizi dei film. Comincio da questo che per le immagini, la musica, e il messaggio che porta, non può che inaugurare bene questa serie. Tenendo conto soprattutto dell'importanza del film nel suo complesso. Preparatevi al profumo del Napalm, e segnalatemi altri inizi indispensabili



Apocalypse now è un film su tutte le guerre, anche se questa è un’osservazione banale. Banale se si considera che la sceneggiatura si basa sul romanzo Cuore di tenebra di Conrad, e quindi trattasi del viaggio fisico di un equipaggio con una barca su un fiume verso la giungla più profonda (alla fine del fiume c’è Kurtz, l’uomo da uccidere, che ha la faccia di Marlon Brando), e parallelamente un viaggio dentro l’animo umano, la violenza intrinseca, la natura selvaggia, il confronto tra civiltà indigena e quella occidentale, i fantasmi di quest’ultima repressi dalla sua cultura, confronto con l’ignoto, l’orrore del proprio io, ecc. ecc.
Guardatevi il film di Coppola in vhs o in dvd. Vanno bene entrambe le versioni, sia quella originale del 1979, sia quella “allungata” nel 2000. Sono belle tutte e due, anche se nella seconda vi sono quaranta minuti di scene aggiunte. La più importante scena ripescata è quella dell’incontro dei protagonisti con un gruppo di coloni francesi per niente intenzionati a lasciare i loro possedimenti duramente coltivati in una terra straniera. C’è da prendere appunti per capire un po’ di cose che succedono anche oggi.
Questo per quanto riguarda il film. Per quello che invece ci sta dietro al film, c’è da raccontare che la produzione fu epica e tormentatissima. Il set era spesso distrutto dagli uragani. Martin Sheen (il protagonista, nella parte di un agente dei servizi segreti militari che deve uccidere il colonnello pazzo Kurtz) fu colpito da infarto durante le riprese (Sheen è padre di tal Charlie Sheen, che a sua volta ha recitato in Platoon di Oliver Stone, altro film-denuncia sul Vietnam, e di Emilio estevez, regista di Bobby).
Alla fotografia c’è Vittorio Storaro. Alla sceneggiatura ha lavorato John Milius, che non fu contento delle modifiche portate da Coppola. Milius è il regista del primo Conan (il merito di averci dato Swarzeneggher è tutto suo), Il Vento e il Leone (con Sean Connery nella parte di un ribelle berbero), Alba Rossa (Cubani e Russi che invadono gli USA!!), e poco altro: sempre affascinato dal tema della guerra e della relativa violenza che si porta appresso, ma mai disgustato dalla stessa, si tira dietro una fama di simpatico anarchico fascistoide. Ma soprattutto da giovane faceva parte di un gruppo di amici-colleghi-rivali, che si proponevano di rifondare l’industria cinematografica, liberandola dal predominio di produttori e delle grandi case di produzione, per restituire il pieno controllo delle loro opere ai registi. I nomi degli altri componenti del gruppo erano Lucas, Coppola, Spielberg, Scorsese.

domenica 17 febbraio 2008

LA RAGAZZA DEI CAMPANELLI - parte 1

(racconto originale già pubblicato su www.lavocetta.it)

La ragazza dei campanelli camminava spedita e leggera per calli e ponti. Dai suoi vestiti troppo lunghi e larghi per il suo esile corpo, e dalla sua borsa verde militare ridotta a brandelli ciondolavano piccolo campanelli colorati. E se lei ti passava abbastanza da vicino potevi sentire il loro suono. Sempre che non ci fosse qualche campanile, o il vociare di comitive di turisti che li coprisse. Ma era di notte che ti accorgevi maggiormente del suo passaggio, quando i veneziani si tengono nascosti dietro ai loro balconi e le pantegane escono dai canali per reclamare finalmente i loro legittimi diritti sulla città. Ecco allora dalla foschia sentivi questo suonare di campanelli che anticipavano il suo discreto passaggio. E fu di notte che finalmente la vidi. Ero affacciato sul balcone a guardare un lampione che si rifletteva indeciso sull’acqua. La mia sigaretta esalava gli ultimi respiri quando finalmente la vidi attraversare il mio campiello. Spedita, sicura e silenziosa, non fosse stato per i campanelli. Non ci pensai due secondi: scesi le scale senza prendere nemmeno il cappotto e mi gettai nel campiello . Mi misi a seguirla. Stava davanti a me. O meglio, la sua ombra e i suoni che si portava dietro erano lì davanti a me.Che poi fosse un’altra persona o solo uno spettro non avrei mai potuto esserne sicuro, perché la nebbia era tutto intorno. E non era una nebbia calata dall’altro. No, era salita dai canali; era l’acqua densa vecchia e torbida dei canali che si era alzata per coprire silenziosamente le case con grigio affetto, e guardare attraverso di essa era come guardare il fondo di Canal Grande. Ma cotanta nebbia non poteva coprire il suono dei campanelli, per cui potei seguirla con felicità almeno fino a quando non girò per un angolo…
Mi ritrovai su un campiello ristretto e silenzioso, non c’erano porte aperte non c’erano voci e soprattutto non c’erano campanelli. Provai ad uscire dalla parte opposta, ma il passaggio si affacciava sulla riva di un vischioso canale. Ritornai indietro e fu così che mi accorsi che un piccolo portoncino faceva da ricettacolo per piccoli gruppi di girovaghi notturni. Provai a suonare al citofono. Chi è? Mi domanda il microfono. Non parlai. Vabbè mi rispose il microfono. La porta mi si aprì con un affaticato suono elettrico. Entrai e mi ritrovai davanti un budello di scale che si alzava per più di un piano senza aprirsi a nessun pianerottolo, finché non finì inghiottita dentro una porta. Entrai nella stanza fui avvolto da un abbraccio di fumo da sigaretta che mi accompagnò lungo il corridoio, e mi fece accomodare. Mi avrebbe gentilmente preso il capotto se solo ne avessi avuto uno...
(segue)

giovedì 7 febbraio 2008

Non solo i bloombilla sono stati in Danimarca...

VIAGGIARE E' PROPRIO UTILE,
FA LAVORARE L'IMMAGINAZIONE.
TUTTO IL RESTO E' DELUSIONE E FATICA.
IL VIAGGIO CHE CI E' DATO E' INTERAMENTE IMMAGINARIO,
ECCO LA SUA FORZA, VA DALLA VITA ALLA MORTE.
CELINE






Ecco a voi la prima parte delle foto da me realizzate in Danimarca, in un fantastico viaggio in compagnia di Daniele, Francesca, Francesco, Monica (questi ultimi due erano quelli che mi facevano dormire dentro un forno...). Potete vedere le strade di Copenaghen, la Sirenetta, Christiana, la Baia...
Presto arriveranno altre foto!